IoT connectivity, il mercato si apre ora

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L’Italia è un Paese molto interessante per l’Internet of Things. Siamo il secondo mercato a livello europeo. Per questo assume interesse la IoT connectivity e le potenzialità generate sotto forma di servizi e funzionalità.

Sulla “IoT Connectivity”, sullo stato attuale delle infrastrutture, sul grado di maturità e di conoscenza della materia si è svolta una tavola rotonda dedicata, nella sede milanese di Assodel, condotta da Fabio Gatti, specialista di Internet of Things dell’associazione.

IoT Connectivity e 5G, potenzialità enormi

IoT connectivity convegno Assodel
Il convegno Assodel dedicato alla IoT connectivity

A partire da un report McKinsey sul mercato IoT, Gatti ha illustrato quali siano gli ambiti più richiesti dall’industria in termini di manutenzione predittiva, monitoraggio da remoto, servizi che già oggi si stanno affermando e sui quali le aziende cominciano a cogliere i benefici.

Se si pensa poi alle opportunità aperte dal 5G, le potenzialità si moltiplicano come pure gli ambiti che ne possono beneficiare. Il 5G porterà notevoli vantaggi ai modelli di business, come sottolinea lo stesso esperto, potendo offrire «bassissima latenza, velocità di connessione superiore ai 2 Gbps, numerosità di sensori ed efficienza energetica».

Altrettanto notevole è che le notevoli performance del 5G, paragonabili o superiori alla fibra ottica, siano attuabili in wireless, evitando così operazioni invasive per portare le infrastrutture necessarie per la “banda larga”.

L’attenzione degli operatori telefonici più importanti è davvero forte, come comprova l’asta al rialzo cui si sta assistendo nella fase dei “miglioramenti competitivi per la procedura di assegnazione delle frequenze per il 5G“, come ha fatto sapere il Ministero dello Sviluppo economico. Al 27 settembre si sono superati i 5,8 miliardi di euro per aggiudicarsi le frequenze, cifra che ha superato di quasi 3 miliardi e mezzo “l’introito minimo fissato nella Legge di Bilancio”.

IoT connectivity, un mercato in attesa

Tuttavia, prima di godere dei benefici previsti dal 5G, dovremo attendere almeno il 2023. Qual è la situazione attuale che si vive in termini di connettività IoT? Gatti, segnala che «a oggi ci sono delle valutazioni da parte degli operatori di telecomunicazioni e ancora poca conoscenza del tema. In ogni caso è importante non farsi trovare impreparati perché presto potrebbe cominciare a farsi concreta».

Patrizio Pisani rileva come l’ambito della IoT connectivity «stia decollando sì, ma in maniera più lenta rispetto a quanto ci saremmo attesi. Dietro a molte soluzioni di connettività c’è ancora una logica machine-to-machine». Il research manager di Unidata, evidenzia anche come soluzioni dedicate al momento più significative siano LoRa e NB-IoT. La prima è una tecnologia wireless sviluppata per creare la rete a bassa potenza e ampio raggio (Low Power Wide Area Network), mentre la seconda, anch’essa LPWA, è sviluppata per offrire una copertura ottimale a dispositivi che richiedono uno scambio di dati molto limitato su lunghi periodi di tempo, specie in ambienti chiusi – come i contatori intelligenti, per esempio.

In attesa quindi del 5G già oggi c’è la possibilità di operare con una buona connettività e fruire dei vantaggi offerti dall’Internet delle Cose. Allo stato attuale, però, la situazione delle infrastrutture è ancora in divenire.

Secondo Filippo Mursia, regional sales director di Telit per Italia e area balcanica

«anche se la situazione che si vive oggi, per quanto riguarda il NB-IoT o in generale sull’LPWA è poco chiara, è questo il momento opportuno per investire. Infatti, prima o poi si verificheranno tutte le situazioni necessarie per una piena connettività. Occorre, quindi, farsi trovare pronti anche nei confronti dei propri clienti. Gli operatori hanno già predisposto le celle, solo che non le hanno ancora attivate a livello esteso perché non ci sono ancora opportunità di business».

Sulla disponibilità tecnologica degli operatori conferma Nikola Balj, sales business development director SIMCom, player internazionale specializzato nella fornitura di moduli e soluzioni wireless M2M, fino alla comunicazione cellulare NB-IoT e tecnologia di posizionamento satellitare. Anche se «si stenta a partire», ammette, passando la parola a Roberto Barbieri, McTronic – Gruppo SBS. È lui a fare un punto sulle potenzialità oggi offerte dalle tecnologie di comunicazione: «Sigfox è prossima a essere assorbita, LoRa è un sistema validissimo ma ha rilevanza locale e un domani non potrà mai competere come operatori come TIM, Wind, Vodafone…».

È possibile pensare quindi che una delle due prenda il sopravvento? No, secondo Pisani. «In assoluto non esiste la tecnologia migliore, ma dipende dal progetto e dalle esigenze», spiega il manager Unidata, promotrice di LoRaItaly, una rete d’impresa molto giovane – è stata ufficializzata a fine luglio – di tipo federato finalizzata ad avviare una copertura nazionale con questa tecnologia wireless, tramite il relativo protocollo di rete LoRaWAN. A oggi, in Italia non c’è una rete nazionale LoRa, mentre invece esiste in altri Paesi, in cui grandi operatori hanno adottato questa tecnologia: «in Italia ci sono comunque molte reti LoRa, di vari operatori», da qui l’idea di una rete confederata, in modo tale da scambiarsi vicendevolmente servizi.


Operare in logica condivisa

Resta il fatto che è fondamentale lavorare in una logica di ecosistema, per offrire, «non tanto un prodotto quanto un servizio», sottolinea Luciano Pini south europe sales director di ST Microelectronics. Da qui secondo Barbieri, le componenti per sviluppare un’applicazione IOT sono sette, che devono lavorare/collaborare insieme:

  1. si va dal dato raccolto dal sensore che arriva dall’elettronica ed è il primo miglio,
  2. il processore che deve elaborare il dato,
  3. il modem che ha il compito di lanciare il dato verso l’antenna,
  4. la connettività ovvero il servizio offerto dalle TELCO,
  5. il server sul cloud,
  6. la piattaforma,
  7. e il software che crea l’applicazione per la lettura dei dati da remoto.


Maurizio Moioli, CEO di Gemino, specializzata in soluzioni IoT, quindi lato software, parte da un punto di vista di mercato differente: «rispetto alla connettività IoT, frutto di un compromesso fra consumo energetico, ampiezza di banda e portata, per chi fa software il punto di vista è completamente diverso, sintetizzabile in interoperabilità, sicurezza sul dato e scalabilità, lavorando poi a livello superiore per ciò che riguarda l’integrazione tecnologica». Da qui il valore della system integration, che permette di operare, al di là degli standard di connettività che pure sono importanti.

Sulla logica di ecosistema è fermamente convinto Francesco Cattaneo, sviluppo Italia di Relayr:

«il mercato IoT è enorme, ma non è ancora pronto. In ogni caso serve offrire risposte al cliente in una logica condivisa, risolvendogli il problema. Non ci sono alternative: operare a compartimenti stagni non funziona più».

Introduce il caso di Relay, realtà specializzata a fornire una risposta strutturata rivolgendosi direttamente al titolare dell’azienda. Ed è proprio il technical lead dell’area sud Emea di Relayr, Riccardo Della Martera a porre in luce il concetto di armonizzazione:

«non contano quanti attori entrino in gioco, ma conta il buon senso necessario per armonizzare un processo, partendo dalla necessità del cliente, che sia una PMI anche micro o una grande azienda. È fondamentale cancellare i preconcetti con cui si è sempre operato, il primo dei quali è legato alla vendita, che è una transazione a breve termine tra due parti. Invece qui occorre considerare tre attori: il cliente, che cerca il servizio, l’IoT provider (anche frutto di un consorzio tra varie parti e competenze), e il cliente del cliente. Per riuscire a ottenere una soddisfazione complessiva, occorre un core business differente da quello attuale».

Se ci deve essere collaborazione tra enti, però «occorre che ci sia una copertura 2G, 3G o 4G in ogni caso estesa altrimenti non può funzionare», è del parere Paolo de Michieli, di Elmo, una delle aziende più importanti sulla sicurezza, tornando al tema forte, ovvero la connettività.

Sarebbe utile forse operare in un ambiente come quello degli Stati Uniti, segnala Alberto Caimi, business unit manager Melchioni: «negli USA hanno decretato la fine di 2 G e 3G e hanno convenuto di concentrarsi sull’LTE, in categoria M, una delle diverse varianti» nonché una delle diverse tecnologie abilitanti dell’IoT per gli usi dell’industria, che abbisogna di pochi kilobit per secondo per trasmettere il proprio segnale. Tale uniformazione manca, invece, in Europa «che è uno dei mercati più frammentati», sottolinea, concludendo che «dal punto di vista teorico i clienti e i produttori di moduli sanno bene cosa vogliono e cosa possono offrire. In mezzo, però, c’è una sfumatura di grigi, che portano a interpretazioni varie. Un esempio: per la gestione delle flotte l’NB-IoT non funziona, invece sarebbe indicata la categoria M che però la sta utilizzando solo la Francia, in parte».

Su questo punto interviene ancora Balj, segnalando che il Narrow Band sia destinato a sostituire il 2G, e in buona parte anche LoRa e Sigfox soprattutto se si guarda l’aspetto finanziario e commerciale. Nel mondo sono presenti 120 operatori che lavorano con il NB-IoT, mentre molti di meno su LoRa e Sigfox», questo significa che gli investimenti e la pervasività porterà a una diffusione della “banda stretta”.

Collaborare è fondamentale

Due interventi permettono di fare delle considerazioni: il primo è di Nikola Balj, di SIMCom, che segnala: «ci sono 120 Telco nel mondo che stanno investendo su NB-IoT mentre molti meno su LoRa e Sigfox; il secondo da parte di Roberto Barbieri, McTronic, che segnala: «chi ha vinto le gare per la banda della rete NB-IoT in Italia sono costrette a svilupparle, incapperebbero in sanzioni».

La tecnologia a questo punto ci viene in aiuto. Sia SIMCom che Telit confermano che i moduli di comunicazioni oggi permettono di avere differenti protocolli nello stesso modulo, togliendo l’imbarazzo di dover scegliere una o l’altra soluzione.

In ogni caso, oggi non ci sono elementi sufficienti per affermare quale tecnologia sarà predominante per la connettività. Un punto certo invece c’è: per sviluppare le soluzioni IoT serve approcciare il cliente e offrire una soluzione a un suo problema in modo congiunto e completo. Il network collaborativo lanciato da Assodel già a inizio anno si conferma l’unico modo per integrare le competenze e affiancarsi a integratori e clienti finali.

A ILLUMINOTRONICA ci sarà la possibilità di capire e conoscere le tecnologie e i trend futuri, oltre che trovare soluzioni applicabili subito, grazie a dei casi di successo e ai convegni che saranno trattati. Che tu voglia costruire da zero o adottare soluzioni pronte all’uso vieni a scoprire quello che è meglio per te.

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