Cybersecurity, AAA cercasi giovani e competenze

Cybersecurity, AAA cercasi giovani e competenze

“Una bomba a orologeria”, la definisce così Kaspersky Lab la mancanza di competenze nella cybesecurity. Anzi, usa proprio questa definizione come titolo dell’indagine dedicata. «Viviamo in un’era in cui le aziende del settore pubblico e privato affrontano minacce sempre più sofisticate – sottolinea Eugene Kaspersky, fondatore dell’omonima azienda specializzata in sicurezza informatica e in produzione di antivirus – Imprese, infrastrutture critiche nazionali e servizi finanziari hanno ampiamente accettato il fatto che se le organizzazioni non hanno dipendenti con le competenze necessarie per combattere i cyber criminali, combatteranno una guerra persa in partenza. I giovani con competenze in campo tecnologico potranno colmare queste lacune».

 

Cybersecurity e giovani

Partiamo allora dai giovani: dalla indagine Kaspersky Lab, condotta su più di 12mila consumatori e professionisti Information Technology negli Stati Uniti e in Europa, emerge che più di uno su quattro (27%) ha preso in considerazione una carriera nella sicurezza IT. Una carriera che è considerata un buon uso del proprio talento da quasi la metà dei giovani campione (47%).

Da parte delle aziende, l’apertura teorica c’è: infatti, l’87% ritiene che sia importante che i giovani si uniscano alla guerra per la sicurezza informatica. Inoltre, il 73% delle imprese campione ha affermato che è difficile trovare sufficienti professionisti nel settore della cybersecurity.

Il primo, sensibile, scoglio sta proprio nel fatto che molti datori di lavoro non offrono ruoli entry-level nel campo della sicurezza informatica; il 72% di loro promuove personale interno fornendo formazione se necessario e reclutando esternamente (53%) i professionisti senior della sicurezza.

 

Un problema di conoscenza e di formazione

Malgrado il problema della cybersecurity sia ormai chiaro a tutto, e difatti le organizzazioni si stanno rendendo conto ormai che non è una questione di se un attacco informatico accadrà, ma di quando, c’è ancora molto da fare per la sicurezza e la formazione delle giovani leve. In ogni caso sempre di più in futuro la sicurezza informatica diventerà cruciale e va colmato il gap: è previsto, infatti, che la domanda globale di esperti di sicurezza informatica supererà l’offerta di un terzo prima della fine del decennio. Una indagine condotta da Frost & Sullivan, intitolata Global Workforce Survey ha previsto, sulla base delle tendenze attuali, una carenza di 1,5 milioni di professionisti della sicurezza informatica entro il 2020. Kaspersky Lab si domanda allora:

 

“Il settore sta facendo tutto il possibile per incoraggiare di più i giovani a intraprendere una carriera nella cybersecurity?”

 

Secondo il settore IT, il sistema di istruzione ha un ruolo chiave da svolgere per incoraggiare i giovani talenti alla professione e per fornir loro i livelli di competenza necessari. La ricerca ha evidenziato che il 62% dei professionisti IT ritiene che la preparazione delle future generazioni di professionisti nella cyber sicurezza sia una responsabilità degli istituti di istruzione.

 

“Anche il settore IT ha un ruolo fondamentale nella protezione del proprio futuro, con il 27% che attribuisce la responsabilità principale alle società.”

 

Sulla questione specifica emergono significative differenze tra Paese e Paese: per esempio, nel Regno Unito le aziende sono considerate maggiormente responsabili, con il 35% dei datori di lavoro che afferma che si dovrebbe fare di più per aiutare i giovani a ricoprire ruoli nella sicurezza informatica. Al contrario, in Italia (25%) e negli Stati Uniti (18%) si attribuisce maggiore importanza al ruolo dell’educazione elementare, rispetto a una media del 13%.

 

Cyberecurity, la strada è ancora lunga

Ma i giovani sanno che ci sono programmi o iniziative formative? La risposta è no: nella maggioranza dei casi (71%) non sono a conoscenza di eventuali stage o opportunità per i laureati in sicurezza IT. Non solo: rilevano gli analisti Kaspersky Lab:

 

“Sebbene le aziende sostengano che le nuove leve non hanno competenze pratiche di cybersecurity o l’esperienza necessaria, solo il 45% offre ruoli entry level o percorsi di formazione.”

 

Il 30% delle aziende ammette di non avere le risorse interne per istruire i laureati al ruolo di responsabili alla cybersecurity. Ancor più preoccupa il fatto che solo il 20% degli intervistati ritiene che un team dedicato alla sicurezza informatica sarà responsabile della sicurezza IT entro cinque anni, con il 50% del campione convinto che la responsabilità di affrontare il cyber crimine ricadrà sul team IT.

 

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